Storymat’s Blog

1 marzo, 2009

Documentare? … Un gioco da ragazzi !

e-PortfolioIcona Documentazione

Non si può certo  dire che la parola documentazione generi tra gli insegnanti esclamazioni di entusiasmo. Anche se quasi 10 anni di Progetto GOLD (Global On Line Documetation, archivio nazionale delle buone pratiche didattiche) hanno contribuito a mitigare la cattiva considerazione di questa attività, molti docenti continuano a considerarla quantomeno tempo sottratto alla didattica.
Ma come spesso accade la scuola porta con sé profondi paradossi. Ciò che molti docenti rifiutano nel proprio agire, in qualche modo, chiedono di realizzare ai propri allievi.
Forte è stato infatti il dibattito fino ad un paio di anni fa sul “portfolio dello studente“. Eccone una definizione:

“Il portfolio dello studente è una raccolta finalizzata del lavoro dello studente, che racconta la storia dei suoi sforzi, del suo progresso o del suo successo in una o più discipline scolastiche. La potenzialità comunicativa e l’utilità per l’istruzione del Portfolio sono accresciute quando gli alunni partecipano alla selezione del contenuto; quando la selezione del materiale da includere segue linee guida predeterminate; quando sono disponibili i criteri per giudicare il valore del lavoro raccolto e quando gli studenti riflettono regolarmente sull’evolversi della qualità del loro lavoro.“
(Arter, J., & V. Spandel. (1992). Using portfolios of student work in instruction and assessment. Educational Measurement: Issues and Practice, 11, 36-44)

FacebookFinita la tempesta politica su tale strumento, sono rimaste aperte le problematiche a cui esso rimanda. Gli insegnanti perseguono l’obiettivo di rendere coscienti gli allievi del proprio percorso di apprendimento, del proprio cambiamento, del prorio crescere; puntano a sviluppare la capacità di autovalutazione e i momenti migliori per fare questo sono, probabilmente, quelli in cui si fa il punto delle attività laboratoriali, in cui si guarda ai prodotti per ricostruire i processi che ne hanno permesso la realizzazione.
Insomma, i momenti in cui si fa “documentazione”, riguardando il dossier dei propri elaborati e ricostruendo la propria autobiografia formativa.
Diffondere la “cultura della documentazione” significa anche questo: coltivare l’abitudine a documentare fin dalla più giovane età come competenza del cittadino.

Da tempo sono dunque fioriti sistemi di portfolio elettronico favoriti dall’affermarsi della possibilità di gestione di spazi web personali opportunamente strutturati, senza avere specifiche competenze tecniche.
Gli ambienti del Web 2.0, da un lato, hanno aumentato l’accessibilità individuale e la possibilità di costruzione della propria presenza in rete, dall’altro, hanno sviluppato fortemente le opportunità di interazione sul proprio pensiero e sulle proprie produzioni.

Oltre a sistemi di e-content management specifici, gli e-portfolio veri e propri, possiamo oggi utilizzare in maniera meno strutturata, ma forse più creativa e appetibile per gli allievi, ambienti di socializzazione e di cittadinanza (digitale) più “naturali”, aperti e quotidiani. Pensiamo al successo dei social network, su tutti Facebook, in cui ci si presenta con una sorta di carta d’identità digitale ed un proprio disinvolto profilo, e che sono diventati da un lato frequentatissimi luoghi di incontro e di amicizia, dall’altro una bacheca mondiale su cui appendere i propri curricoli personali per sviluppare la propria dimensione professionale.

Il blog si caratterizza come ambiente di grandissima semplicità d’uso e di estrema flessibilità e molti sono ormai gli esempi di utilizzo nella scuola (Edid@blog, Blog didattici … appassionatamente, BlogER, …). Forse non è sufficiente per costituire da solo un vero e proprio portfolio per gli studenti, ma, probabilmente, bastano solo alcune integrazioni con altri ambienti (ad esempio, i social media) per renderlo tale. Sicuramente, esso si rivela uno strumento utilissimo per la raccolta e la gestione della “documentazione dell’apprendimento” da parte degli studenti.
Da questo punto di vista, vanno evidenziate le grandi potenzialità di organizzazione dei contenuti inseriti costituite dall’uso di categorie e tag e dal recupero delle informazioni mediante gli “archivi mensili”.

Con il blog, che può essere individuale o collettivo, si tiene un diario, si collezionano documenti, si lanciano idee, si seguono gli sviluppi dei progetti, si relaziona sulle proprie attività e produzioni, presentandole “al mondo” (e non solo all’insegnante; si pensi a quale potenziamento ciò costituisca per le Assemblee Plenarie indicate dalla metodologia del Gruppo Collaborativo che prevedono, tra l’altro, il ruolo del Relatore/Comunicatore), si descrivono i propri percorsi di ricerca e di scoperta in internet. Ma in più si fa tutto ciò in una vera dimensione sociale che proietta la scuola nel mondo reale: apprendimento situato, apprendimento significativo, comunità di pratica, nell’uso del blog, divengono fatti concreti e non solo riferimenti a teorie di cooperazione.

Va sottolineato, d’altro canto, come il blog permetta proprio di ricollocare nel sociale l’azione di riflessione sul proprio apprendimento, laddove gli e-portfolio strutturati possono spesso accentuare la dimensione individuale per una eccessiva preoccupazione valutativa.

Digital Natives

Insomma, è proprio il caso di cedere un po’ di più i comandi dei processi di insegnamento-apprendimento agli studenti, che a queste nuove realtà del Web accedono in maniera ludica  e con l’assoluta naturalità di “digital natives“: forse, se sapremo opportunamente indirizzarli (ma anche lasciarli fare), saranno loro a fare i passi decisivi verso la tanto invocata “cultura della documentazione”.
Ma se accelerassimo anche noi “vecchiotti” (intendo tutti coloro che hanno più di 22-23 anni!) non sarebbe male. Esempi di insegnanti che utilizzano il blog (ed altri ambienti del Web 2.0) per la didattica e per far comunità professionale, come già illustrato, ce ne sono e l’esperienza personale mi insegna che le attività di formazione, se sono veramente di tipo laboratoriale, un contributo positivo lo possono dare anche a coloro che si sentono proprio “imbranati”.

Franco Torcellan (AgenziaScuola, Nucleo Regionale Veneto)

26 febbraio, 2009

Abaci: da Roma al Giappone

Assemblea Plenaria, parte seconda: due nuovi tipi di abaco da conoscere. C’è quello romano e quello giapponese: il soroban.

Abaco romano semplificato

Abaco romano semplificato

L’abaco giapponese può essere usato solo se posato su un piano orizzontale, altrimenti le palline si spostano tutte verso il basso componendo il numero 555555!
Si formano gruppetti di bambini guidati da un compagno esperto e a turno tutti si cimentano nell’eseguire operazioni.

Scrivo un’operazione.
La eseguo sull’abaco giapponese
La risolvo sulla carta e …
FORTE!!! … I risultati corrispondono!!!

Caòcolando con l'abaco giapponese

Calcolando con l'abaco giapponese

E’ come andare a scuola in Giappone!

Nello sguardo dei bambini si leggono chiaramente il divertimento e la soddisfazione.

Paola Melinato ed Elisabetta Piccolo (Istituto Comprensivo “C. Goldoni” di Martellago – VE)

19 febbraio, 2009

L’abaco, antenato della calcolatrice

Nel racconto “I magnifici dieci”di Anna Cerasoli il Nonno prof elogia l’abaco.
I bambini riuniti in Gruppi Collaborativi hanno recuperato creta, plastilina, scatole da scarpe e altri materiali d’uso comune  per costruire abaci  romani e giapponesi.

Calcolando con l'abaco

Calcolando con l'abaco

Letture complesse, progettazioni dettagliate e lavorazioni accurate hanno permesso la realizzazione di prodotti  da illustrare a tutta la classe. Finalmente arriva il momento dell’Assemblea Plenaria dove spiegare il modo di rappresentare i numeri e come svolgere addizioni e sottrazioni con gli abaci .

“Ma sono vere e proprie calcolatrici!”
Quello giapponese (soroban), poi, gode anche di un primato: nel 1945 il signor Matsuzaki, nel fare calcoli complicati, superò in velocità, col suo abaco vecchio di  secoli, la più moderna macchina elettrica del governo degli Stati Uniti.

In  platea si fa a gomitate per chiedere informazioni e delucidazioni, per fare ipotesi e confronti …

Paola Melinato ed Elisabetta Piccolo (Istituto Comprensivo “C. Goldoni” di Martellago – VE)

Tema: Shocking Blue Green. Blog su WordPress.com.

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