Storymat’s Blog

25 marzo, 2009

Matematica in chiave interculturale

Filed under: Didattica della Matematica, Didattica della Storia — Etichette: — anafesto @ 14:33

Matematica e Intercultura

Sfogliando le pagine di questi lavori così interessanti, sia per i contenuti che per le pratiche didattiche e relazionali in gioco, mi sembra importante mettere in luce come in tutte queste esperienze di apprendimento si sia sviluppato non solo un percorso di Matematica o di Storia della Matematica ma soprattutto un approccio disciplinare in chiave interculturale!
Sicuramente la dimensione interculturale si sta proponendo sempre più come un importante aspetto di cui tener conto in ogni ambito didattico e disciplinare ma forse la matematica sembra rimanere sempre su un piano di verità oggettiva e per questo “universale”.

A questo proposito, ho letto un interessante articolo di Giorgio Bagni (“L’intercultura nei programmi ministeriali di Matematica“, pubblicato su Syllogismos.it in occasione di un convegno presso l’ITST “Algarotti” di Venezia, 04/03/2009) che esplicitamente mette in guardia dal considerare ”l’universalità della matematica” come visione “superficiale e scorretta”. L’autore fa presente come i già datati Programmi per la Scuola Elementare del 1985 puntualizzino che “le nozioni matematiche di base vanno fondate e costruite partendo da situazioni problematiche concrete, che scaturiscono da esperienze reali“; nelle più recenti Indicazioni per il Curricolo del 2007 si parla di perseguire “relazioni costruttive fra tradizioni culturali e i nuovi sviluppi delle conoscenze“; infine, tra gli obiettivi di apprendimento al termine della V classe della Scuola Primaria si dice esplicitamente “conoscere sistemi di notazione dei numeri che sono o sono stati in uso in luoghi, tempi e culture diverse dalla nostra“.

Appare quindi molto chiaro un riferimento sia alla componente culturale che allo sfondo storico!

Situazioni problematiche reali, che partono dal concreto e dal vissuto dei bambini, così come da situazioni di gioco,inevitabilmente emergono da contesti che esprimono tutte le connotazioni culturali di appartenenza! Ecco perchè, come dice Giorgio Bagni, nei “programmi veri” della didattica sviluppata in classe, è sicuramente più corretto favorire un’attenzione per “le matematiche” e per tutte quelle modalità che, in ambiti culturali diversi, comunicano o hanno comunicato i contenuti della Matematica.

Ora, rileggendo le nostre esperienze di approccio ai numeri e ai calcoli utilizzando sistemi numerici diversi e vari tipi di abaco, fatti anche con materiali propri delle culture e dei popoli che li hanno espressi, emerge non solo un percorso di tipo storico ma soprattutto come diverse modalità di pensiero mettano in gioco procedure diverse per l’interpretazione dei segni e la comunicazione dei contenuti matematici.

Si può quindi concludere con le parole di L. Grugnetti e L. Rogers (in Fauvel, Van Mannen, 2000): “Una storia che mostri la diversità, piuttosto che l’universalità, dello sviluppo matematico aggiunge una dimensione stimolante alla disciplina stessa. In particolare, rende possibile l’ingresso in classe del mondo e della sua storia, in modo da contrastare ogni ristretta visione etnocentrica“, una questione questa di fondamentale importanza in ogni ambito educativo!
.

Stefania Franzini (Referente Intercultura I.C. “C. Goldoni” – Martellago – VE)

.

2 commenti »

  1. [...] proposto dal prof. Giorgio Bagni dell’Università di Udine si è già detto in un recente post di questo blog. Il fascino della proposta si può cogliere nella sua completezza navigando nelle [...]

    Pingback di Nuovi orizzonti per la Matematica « Storymat’s Blog — 30 aprile, 2009 @ 12:18

  2. LA DIMENSIONE EDUCATIVA DELLE DIFFERENZE

    di LAURA TUSSI

    La scuola ha il compito di educare al rispetto delle diversità culturali, promuovendo una diffusa conoscenza e coscienza multilaterale.
    Questo significa costruire progetti educativi finalizzati a prevenire il sorgere di mentalità etnocentriche e intolleranti nei confronti delle differenti culture, per poter raggiungere l’obiettivo di una mentalità internazionale.
    La scuola deve consolidare il ruolo di iniziazione a una pedagogia dell’infanzia pronta ad accogliere, rispettare e valorizzare i diversi volti antropologici, offrendosi come eccellente sede educativa di decondizionamento etnocentrico, azzerando la formazione di stereotipi, pregiudizi, assiomi e dogmatismi veicolati dai massmedia e dalla famiglia.
    Per attivare l’obiettivo di decondizionamento etnocentrico, la scuola deve evitare un modello educativo tradizionale chiuso nei confronti dell’ambiente esterno, contribuendo alla diffusione di un’educazione multiculturale, capace di condurre ai confini delle frontiere transnazionali.
    Una prospettiva aperta alle molteplici realtà etniche si è giustamente affermata nella direzione della conoscenza, del riconoscimento delle pari dignità, della valorizzazione delle diversità apportate da molteplici gruppi, minoranze, culture e religioni.
    In questa prospettiva, la diversità non viene più interpretata come mancanza e colpa, nei confronti del modello sociale dominante, ma come risorsa positiva che attinga dalla conoscenza per favorire l’inserimento del singolo individuo nel proprio e nell’altrui contesto relazionale.
    La dimensione educativa dell’interculturalità non si presenta come un oggetto formativo univoco, ma, al contrario, è un sistema complesso che prevede l’interrelazione di diverse componenti, dove l’educazione alle molteplici culture non significa solo esplorarne separatamente le specifiche dimensioni, ma intende rendere proprie le competenze nella direzione di interpretazione dell’altro da sé.
    La conoscenza e l’interpretazione delle differenze non possono limitarsi a fornire dimensioni culturali astratte e disinteressate rispetto al problema dei comportamenti concreti da assumere nei confronti del rapporto con l’altro.
    La didattica interculturale si muove nella direzione di una prassi e di una ricerca fondate e finalizzate all’intervento con la diversità, dove il momento della conoscenza, dell’interpretazione e dell’intervento costituiscono ambiti irrinunciabili della didattica aperta all’interculturalità, all’interno di un progetto educativo che deve comunque presentarsi unitario e pluridimensionale, assicurando al soggetto le nozioni, i linguaggi, gli strumenti di ricerca che costituiscono le chiavi di osservazione dei significati e della cultura dell’altro, nel compito fondamentale di integrare gli apporti delle singole prospettive di conoscenza, consentendo di interpretare l’altro nella sua complessità.
    Questa dimensione formativa è inerente alla necessità per ogni individuo di verificare strumenti per interpretare l’altro, di tipo plurilaterale e sistemico, nell’esigenza di agire con l’alterità, nella necessità per l’intera collettività di tradurre le proprie conoscenze e interpretazioni dell’altro in impegno operativo, in comportamenti finalizzati alla costruzione interattiva tra donne e uomini, rispettosa della reciproca dignità.
    La pedagogia può assumere un ruolo primario per la formazione dei principi di libertà, uguaglianza, giustizia e umanità.
    Queste idee rivoluzionarie hanno influenzato i movimenti democratici interessati alla riforma emancipatoria dell’educazione e un loro obiettivo principale è che le opportunità per la partecipazione alla vita sociale e alla gestione democratica siano uguali per tutti, senza differenze di appartenenza, di genere, di religione, di etnia.
    Il problema risiede nel convivere come soggetti di pari dignità in una società multiculturale, al fine di comprendersi e operare per la giustizia sociale e per la soluzione pacifica dei conflitti legati alla convivenza.
    Positiva è l’interpretazione pedagogica che considera lo straniero come soggetto, perché nel momento in cui l’emigrazione è realtà, divengono esigenze vitali anche la comunicazione, la comprensione, l’orientamento, l’autoeducazione nei paesi d’accoglienza ancora sconosciuti con i loro propri codici linguistici, i modi comportamentali e le forme di vita diverse.
    Il nostro quotidiano è pervaso da elementi provenienti da altre culture, ma, contemporaneamente, la popolazione endogena esprime e pratica spesso atteggiamenti xenofobi e, in alcuni casi, addirittura una notevole aggressività nei confronti di tutto quello che deriva da certe culture straniere. L’accettazione di una determinata realtà straniera e le persone che appartengono alla rispettiva cerchia culturale dipende dalla situazione socioeconomica e politica.
    I migranti e i profughi appartengono a categorie svantaggiate, a minoranze etniche, religiose e linguistiche deboli e in svantaggio a livello sociale.
    Di fronte al fenomeno dell’immigrazione, l’educazione interculturale è divenuta un nodo di riflessione imprescindibile, un argomento centrale su cui si prospetta parte rilevante del futuro dell’educazione e della convivenza democratica all’interno delle società, in quanto l’immigrazione non è più individuabile come fenomeno transitorio, ma costante della nostra civiltà e della società futura.

    Commento di Laura Tussi — 23 aprile, 2010 @ 15:48


RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Tema: Shocking Blue Green. Blog su WordPress.com.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.